Igiene Orale Professionale

 

 

L'Igiene Orale Professionale è quella serie di procedure che il dentista mette in atto per eliminare dai denti la placca ed il tartaro. Esso è di supporto all'igiene orale domiciliare

(spazzolino, filo interdentale, scovolino) effettuata quotidianamente dal paziente.

L'Igiene orale professionale è effettuata con strumenti ultrasonici (o sonici), detti ablatori, e con strumenti manuali, detti falcetti e curettes.

L'igiene orale professionale viene svolta nel nostro studio da personale qualificato: l'igienista dentale, figura professionale con laurea in Igiene Dentale.


Quale è l'utilità dell'Igiene Orale Professionale?

 L'igiene Orale Professionale, eliminando la placca ed il tartaro dai denti, permette di:

– avere le gengive sane e non sanguinanti

– prevenire l'insorgere della malattia parodontale

– prevenire l'insorgenza di carie

– avere una migliore estetica 

– evitare l'alitosi

 Ogni quanto va effettuata la Igiene Orale Professionale?

 In genere ogni 6-12 mesi a seconda dei casi. 

 In una bocca sana la gengiva aderisce perfettamente al dente, ha un colore rosa pallido, non sanguina e non è infiammata. Quando sulle superfici dei denti si accumula placca, la gengiva si infiamma, comincia a cambiare colore e a sanguinare: ha inizio cosi la gengivite. Inoltre, i batteri presenti nella placca possono attaccare lo smalto dei denti e provocare una carie.
Se la placca non viene rimossa calcifica dando vita al tartaro che nel tempo può danneggiare in maniera irreversibile i tessuti attorno al dente (come la gengiva, e l’osso). La gengiva inizia a ritirarsi, si possono formare delle tasche ovvero perdita di tessuto parodontale: il dente perde stabilità e comincia a muoversi, si parla cosi di malattia parodontale; se questa non viene curata progredisce fino alla completa perdita del dente.
Come intercettare un problema gengivale?
Il primo segno che deve subito metterci in allarme è il sanguinamento delle gengive! Gonfiore, gengive che si stanno ritirando e fanno apparire i denti più lunghi di come erano un tempo, mobilità dei denti e cattivo odore persistente possono essere segnali di problemi più importanti.
Visite periodiche dal proprio Dentista e sedute di igiene orale professionale dal proprio Igienista Dentale rappresentano il modo migliore per mantenere la nostra bocca in salute. Dopo una visita odontoiatrica, se necessario, si possono effettuare delle indagini radiologiche e cliniche: un full radiografico per valutare il danno osseo su ogni dente e la misurazione delle tasche con uno strumento millimetrato (Sondaggio).
La gengivite è facilmente risolvibile andando a detossificare il cavo orale rimuovendo in modo professionale gli accumuli di placca e tartaro presenti e migliorando l’igiene orale domiciliare. Il nostro Igienista Dentale darà tutte le indicazioni necessarie a mantenere la bocca in salute e consiglierà quando ripetere il trattamento.

La malattia parodontale è un problema più complesso ma può essere bloccata allo stadio in cui si intercetta. La tecnologia oggi mette a disposizione strumenti per la decontaminazione della superficie della radice e attraverso adeguati protocolli di mantenimento studiati secondo la gravità della malattia, è possibile mantenere nel tempo la salute di denti e gengive. Il paziente esegue la terapia causale ossia la rimozione della placca, del tartaro e del tessuto infiammatorio dalla superficie dei denti nella zona sottogengivale all’interno delle tasche parodontali.
Nella maggior parte dei casi la terapia eseguita dall’Igienista Dentale è efficace per bloccare la malattia evitando cosi che la distruzione dei tessuti attorno ai denti porti alla loro perdita. In alcuni casi quando qualche zona rimane ancora sofferente si può ricorrere alla chirurgia valutando sia la collaborazione del paziente sia il tipo di danno presente.
Il numero di sedute necessarie per trattare la malattia parodontale, dipende dalla sua estensione e gravità; il trattamento è solitamente reso più confortevole da un’anestesia locale, la stessa anestesia che si esegue quando si cura una carie o si estrae un dente. Al termine della fase attiva di terapia, il paziente parodontale passa alla fase di mantenimento dello stato di salute parodontale raggiunto. Il paziente oltre a mantenere una buona igiene orale domiciliare dovrà eseguire periodici richiami per le visite di controllo che potranno coincidere con le sedute d'igiene orale professionale. La frequenza dei richiami può variare, secondo la gravità della situazione parodontale e a seconda della riposta comportamentale del paziente da 2-6 mesi.

 

Sigillatura dei solchi

La sigillatura dei solchi è una pratica che ha il compito di creare una barriera tra il dente e l’ambiente esterno al fine di evitare che lo stesso si possa cariare. La barriera fisica impedisce ai batteri e ai residui di cibo di accumularsi nei solchi, impedendo così lo sviluppo di lesioni cariose o la progressione di quelle in fase iniziale. Questo è particolarmente importante in tutti questi soggetti ad alto rischio di carie e nei bambini, nei quali la poca manualità con lo spazzolino e le superfici di molari e premolari particolarmente difficili da detergere per la loro stessa struttura aumentano il rischio di carie. L’isolante si applica tra le cuspidi dei molari permanenti di soggetti giovani in dentizione mista. La sigillatura deve essere periodicamente controllata ogni 6 mesi per verificare la tenuta e/o l’usura della resina.

Fluoroprofilassi
Il fluoro è universalmente riconosciuto come il mezzo più efficace per la protezione dei denti nei confronti della carie. E’ presente in vari alimenti quali il tè, il latte, le arachidi ed è un elemento costitutivo di vari prodotti per l’igiene orale. La fluoroprofilassi è la prevenzione della carie attraverso l’uso del fluoro: esso, infatti, incorporandosi nello smalto dei denti, rinforza la loro struttura, rendendoli più resistenti all'azione dei batteri cariogeni.
La metodica si basa sull’applicazione di vernici o gel a base di fluoro, un vettore che ha dimostrato, nel corso degli anni ed in numerosi studi, di essere dotato di elevata affinità per lo smalto dei denti e quindi efficace nella prevenzione della carie. La somministrazione può essere effettuata ad ogni età, ma è fortemente raccomandata nei soggetti con elevato rischio di carie, in quanto ha l'obiettivo di promuovere i processi di riparazione dello smalto e di inibire la crescita batterica e la produzione di acidi.

 

Sbiancamento
Il sorriso e i denti di una persona sono tra le prime cose che si guardano quando si comunica con gli altri, è come un biglietto da visita che contribuisce sulla prima impressione che gli altri si fanno di noi. Avere un sorriso con i denti bianchi e luminosi aiuta senz'altro a migliorare e a rendere più gradevole l'aspetto generale di una persona, sia di fronte a se stessa migliorandone l'autostima, sia di fronte agli altri.
Come si macchiano i denti?
Lo smalto e la dentina non sono completamente chiusi al mondo esterno come molti credono, ma presentano assorbimento e scambio di sostanze con la saliva. Oltre alle sostanze utili però vengono assorbite e si depositano sotto la superficie dello smalto anche sostanze esterne colorate (cromogeni). Le sostanze che possono macchiare i denti sono innumerevoli, tra queste ve ne sono alcune che più di altre hanno questo effetto:
- catrame e nicotina
- tannini
- caffè, vino rosso
- tetracicline  (categoria di antibiotici)
- fluoro (assunto in modo eccessivo attraverso l'esterno, pastiglie e acque fluorate)
Qual è l’agente sbiancante utilizzato?
Il perossido d'idrogeno, sostanza comunemente contenuta nell'acqua ossigenata, è il vero e proprio agente decolorante, perché liberando ossigeno attivo, che è capace di penetrare tra i prismi dello smalto, fino alla dentina, ossida le sostanze colorate qui presenti: scompone le complesse molecole di pigmento in molecole più semplici, incolori.
Ci sono svantaggi?
Possibile sensibilità dentale temporanea dovuta all'alta concentrazione di perossido di idrogeno.      

        

 

White Spot

 

 

 

Le white spot  rappresentano un problema clinico rilevante in quanto la loro comparsa, soprattutto sulla superficie esterna dei denti davanti, compromette sia i risultati estetici che l’integrità dello smalto, trattandosi di macchie visibili e di lesioni cariose sia pure iniziali.
Lo smalto è costituito per il 96% da materiale inorganico (composti di calcio, essenzialmente idrossiapatite), per il 3% di matrice organica (proteine, “proteine proprie dello smalto”, enameline e lipidi) e  per la rimanente percentuale da acqua.
L’idrossiapatite è scarsamente solubile, ma può diventarlo quando si trova in ambiente acido. All’interno della nostra bocca i batteri presenti si posso organizzare formando un agglomerato chiamato placca batterica, questi microrganismi producono grandi quantità di acidi (ottenuti dalla fermentazione dei carboidrati fermentabili assunti con la dieta) e si diffondono prima sulla superficie dello smalto, quindi vi penetrano dissolvendo la struttura, e liberando il fosfato di calcio. Questo processo prende il nome di demineralizzazione.
La white spot, lesione cariosa iniziale, non è caratterizzata da una perdita di tessuto dentale, ma da un inizio di demineralizzazione, clinicamente evidenziabile con la presenza di una chiazza bianco gessosa.
Essendo lesioni dinamiche, possono andare incontro a stabilizzazione, evolvere in carie conclamata o regredire ma questo dipende molto da alterazioni del flusso salivare e della sua composizione, dalla suscettibilità dello smalto e indubbiamente il tipo di dieta che si adotta e dall’igiene orale domiciliare che si attua.
Possiamo trattare queste lesioni utilizzando Il fluoro o le mousse a base di caseina per remineralizzare la zona colpita o prodotti di nuova generazione per coprire la white spot.

 

Splintaggio

 


In alcuni pazienti affetti da malattia parodontale avanzata si può riscontrare notevole mobilità degli elementi dentali dovuta a perdita di supporto osseo e legamento osso-dente. Mobilità degli elementi dentali si può ritrovare anche in pazienti affetti da trauma occlusale: cioè il trauma che presenta chi non ha una ottimale occlusione tra l’arcata superiore e quella inferiore. I due tipi di mobilità possono anche coesistere e addirittura aggravarsi a vicenda.
Alcuni casi, dove non è necessario procedere all’estrazione del dente molto mobile si possono finalizzare ricorrendo all’ausilio dello splintaggio: in pratica si tratta di “legare” i denti l’uno con l’altro in modo che questi si sostengano a vicenda e distribuiscano meglio le forze masticatorie. A tal fine si usano i compositi utilizzati per le normali ricostruzioni estetiche e delle impalcature in fibra di vetro.

       

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